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XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO «Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo» Se la Chiesa ci invita a pregare affinché Dio ci doni la sapienza del suo Spirito per essere veri discepoli di Gesù, è perché ha coscienza che l’atto di fede in Gesù non è cosa istintiva e spontanea, ma è una scelta in risposta ad una chiamata che ha esigenze radicali e comporta il “portare la propria croce”. La fedeltà al Vangelo può apparire “follia” agli occhi degli uomini, non ha nulla della sapienza umana: essa, però, può dare alla vita terrena quel sapore che è proprio dello Spirito di Dio. «L’atto di fede in Gesù si realizza e diventa concreto afferrando la realtà dell’uomo in tutte le sue dimensioni, da quella corporea a quella sociale e storica. L’adesione alla sua persona, che si vive nella nuova comunità, ha esigenze radicali e comporta rotture e il sacrificio di realtà e valori tali che la rinuncia ad essi o è un atto di disperazione o rassegnazione nei confronti del senso della esistenza, oppure il dischiudere l’ordine terreno alla realtà di Dio che viene dall’alto come grazia. La rinuncia al mondo è un gesto reso possibile solamente dalla grazia della fede nel fatto che Dio in Gesù dona sé stesso per grazia al mondo e che questa grazia non può venir strappata né attraverso l’uso e l’impegno nel mondo né attraverso la fuga presi come tali e da soli. In più il mondo come valore positivo lo può lasciare nell’atto di fede solo colui che ha con esso un rapporto positivo» (K. Rahner). Se nel Vangelo, come nel brano odierno, Gesù moltiplica gli appelli alla rinuncia, se invita a portare la propria croce e a seguirlo, non è per far evadere l’uomo dal mondo, ma piuttosto per promuovere l’assunzione e la fedeltà alla condizione umana fino in fondo. Mentre l’uomo peccatore tenta di realizzare la felicità cercando di evitare tutto ciò che fa soffrire e tenta di mettere tra parentesi la morte, puntando unicamente su ciò che può offrire la vita presente, il cristiano è invitato dalla fede a guardare in faccia questa vita col massimo realismo. Attraverso la sofferenza ed anche la morte egli dà il suo apporto insostituibile alla riuscita della avventura umana. Se gli capita di conoscere la tristezza mentre il mondo gioisce, in realtà la sua tristezza è fecondità di vita. Egli sa che la morte è la via alla vita. Ma un tale progetto riesce soltanto nel seguire Gesù sotto l’impulso del suo Spirito. CANTI Introito: Come cervo alla sorgente (Sei Dio con noi); Cielo nuovo (RNCL); Cristo vivente (Cristo ieri oggi sempre); Chi mi seguirà (RNCL); Tu, fonte viva (RNCL); Noi veniamo a te (RNCL); Ti seguiremo (Tu sei la via). Presentazione dei doni: Come incenso (Cristo ieri oggi sempre); Fa’ splendere la fede (A. Ortolano); Il segreto di riuscita (La nostra gioia); Servo per amore (Se siamo uniti). Comunione: Manna di luce (Cristo ieri oggi sempre); Ci nutri alla tua mensa (Esulta il cielo); Come il cervo (RNCL); Come cerva (Come figli di un unico Padre); Come la cerva (Non di solo pane); Tu sei misericordia (DDML). Congedo: Ti seguirò (RNCL); Se vuoi seguire Cristo (NcdP); E’ tempo di riprendere (Riuniti nel tuo nome); Insegnami la strada (Tempo di grazia); Testimoni dell’amore (Alleuia, è risorto). |








